Messaggio del Parroco

Carissimi, 
vorrei che la gioia della Pasqua alleggerisse il cuore di tutti noi. Chi infatti non si sente in qualche modo appesantito da un presente così difficile per il mondo ed un futuro ancora più incerto? Vorrei che l’annuncio che Cristo Gesù ha vinto la morte, giungesse a tutti voi più in fretta di qualsiasi altra notizia che ci parla di violenza, di guerra, di odio e distruzione. Vorrei che la resurrezione di nostro Signore rappresentasse realmente l’inizio di un nuovo giorno, una nuova possibilità, la capacità di rialzarsi e di riprendere il cammino per chi è caduto. Abbiamo bisogno di fare un bagno di Pasqua, di immergerci dentro questo fiume di vita che ci ha già toccati e rigenerati nel Battesimo. Tanta delusione, tanta fatica che sento, percepisco, vedo non è solo causata da ciò che accade attorno a noi, ma anche dall’incapacità di guardare oltre, di avere solide fondamenta, così che la casa non sia costruita sulla sabbia, ma sulla roccia e possa resistere ai terremoti e alle tempeste. In altre parole è la debolezza della nostra fede che può permettere al male di spegnere il nostro entusiasmo. Gesù disse un giorno: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere e come sono angosciato finché non sia compiuto!” (Lc 12,49-50). Il “battesimo” a cui Gesù allude è proprio quello della sua Pasqua di morte e resurrezione ed è curioso che ad esso egli leghi quel “fuoco” che è venuto a portare e con il quale desidera accendere il mondo intero. Celebrare la Pasqua significa rinnovare la vita nuova che ci è stata donata. Proprio l’acqua del Battesimo dovrebbe accendere in noi il fuoco dell’amore, della passione per Dio e per la Chiesa. Ma questo fuoco che sento ardere in me, non riesco a vederlo acceso in molti. Come posso aiutarvi a ravvivarlo? Cosa posso fare per riaccendere l’entusiasmo, la voglia di superare una forma di cristianesimo mediocre dove ci si può adagiare e accontentare perché quel poco è già tan- to? Eppure, sarebbe così bello provare a vivere sul serio il Vangelo, sarebbe fantastico poter costruire insieme una comunità fatta di persone che si cercano e sono felici di stare insieme scoprendo che Gesù è in mezzo a loro. Meraviglioso sarebbe rispondere all’invito ad andare e portare a tutti il dono della fede in Cristo che da gioia ai nostri cuori. Non è arrivato il tempo di dire basta a quel procedere stanco, lamentoso, insoddisfatto che finisce per essere inevitabilmente inefficace? Perché invece di criticare sempre non proviamo a fidarci e ci riproviamo a ripartire dall’ascolto della Parola, dalla celebrazione dei Sacramenti, da una vera esperienza di fraternità tra noi e di carità verso i più fragili? Mentre molti sono convinti che questo sia uno dei tempi più difficili per la Chiesa, io credo invece che questo nostro tempo sia un’occasione che ci impedisce di replicare come una fotocopia ciò che si è sempre fatto. Oggi c’è la possibilità di reinventarci come credenti in un contesto completamente diverso. Per farlo bisogna avere il coraggio di abbandonare la riva sicura delle nostre abitudini e comodità per provare ad andare al largo dove è più profondo, perché è proprio là che il Signore ci invita a gettare le reti per la pesca. Da che mondo è mondo la forza che trascina, che spinge, che ci rende capaci di tutto o quasi è l’amore. Siamo cristiani celebrali, senza cuore, senza passione. Ma senza cuore la fede non prende vita. Resta un ideale, bello, ma astratto, quasi irraggiungibile, irrealizzabile e dunque il passo poi ad accontentarsi è breve. Io ci credo, io sono qui per voi e tutto ciò che cerco di fare è esattamente quello che può aiutare a smuovere, riattivare un vissuto di fede autentico, appassionato e coinvolgente. Basta andare a Messa guardando l’orologio; basta stare a guardare quello che fanno o non fanno gli altri; basta lodarsi e imbrodarsi per ogni cosa che facciamo e ci è riuscita bene; basta ritornare al passato, vivere di nostalgia dei tempi che furono; basta pensare alla parrocchia come ad un erogatore di servizi religiosi; basta rinchiudersi nel proprio gruppo o nella propria associazione; basta rintanarsi nei nostri ambienti “protetti”, rinunciando al mondo come campo della missione. Proviamoci a voltare pagina, a cambiare passo, a ridare propulsione ad un ormai vecchio carrozzone. Lasciamoci trascinare dal Risorto verso l’alto, verso un futuro che non tramonta. Non poniamo resistenza alla Pasqua, ma essa segni per noi piuttosto un vero nuovo inizio.
Il vostro Parroco