Messaggio del Parroco
Carissimi,
lo Spirito, il “Paraclito”, che il Figlio promette ai suoi discepoli e che chiede al Padre di mandare a noi, rappresenta tutto ciò di cui abbiamo bisogno per conoscere Cristo, comprendere la sua verità, godere della sua Pasqua; per vivere e testimoniare la nostra fede, per essere “Chiesa” e realizzare la missione che ad essa è stata affidata. Lo Spirito ci dona la vita in Cristo; dà testimonianza alla Verità e ci conduce alla Verità tutta intera; è l’Amore di Dio che invade i nostri cuori e ci rende capaci di vera comunione. “Che siano una cosa sola”: questo è uno dei desideri più grandi che Cristo manifesta al Padre per coloro che egli ha raccolto attorno a sé, affinché siano l’inizio di quel Regno che troverà compimento al suo ritorno, nei Cieli. Ma quanta fatica facciamo ad andare d’accordo, a non fingere di esserlo, a camminare insieme, collaborare, costruire ponti anziché muri, aprire porte anziché blindarle. Non pensiamo subito alle grandi spaccature che lungo i secoli hanno segnato la Chiesa: ferite che faticano a rimarginarsi, né sapremo quando l’unità visibile tra tutti i battezzati in Cristo si potrà ritrovare. Pensiamo alle cose di casa nostra, a quando ci si guarda l’uno con l’altra, perché lei, perché io… tocca a me e non a te. Pensiamo ai gruppi, alle realtà delle nostre parrocchie che pensano ciascuna al proprio impegno, i propri incontri, i propri riferimenti, a volte estranei alla comunità, a volte in parallelo o in sovrapposizione. La varietà è indubbiamente segno e garanzia di una ricchezza da custodire, ma può diventare dispersione, indifferenza reciproca, autosufficienza, rivalità. Tutto ciò che si fa per unire, per creare condivisione, collaborazione dovrebbe essere visto come positivo, un passo che va nella direzione giusta. Purtroppo però non è sempre così. Una lettura attenta della situazione; uno sguardo che sa guardare al futuro prossimo non può che riconoscere la necessità di semplificare le cose, anziché moltiplicarle, di raccogliere le forze anziché dissiparle in mille rigagnoli che non riescono a portare acqua da nessuna parte. Alcune scelte che stanno maturando non sono l’affermazione di una sovrastruttura imposta che si chiama “Comunità Pastorale”, ma nascono da uno sguardo attento e realistico sulla realtà e che confermano la scelta fatta dal Sinodo XIV della Chiesa di Lodi di favorire una cooperazione strutturata tra le parrocchie, sotto la guida di un solo parroco. Quindi, proprio perché non si creino malintesi, non si decide di fare le cose insieme perché bisogna fare la Comunità Pastorale a tutti i costi, ma piano piano si comprende che fare insieme è la scelta più giusta e che essere “Comunità Pastorale” è la via da seguire per guardare insieme al domani delle nostre comunità. Questo vale anche per la pastorale giovanile, la catechesi dell’iniziazione cristiana dei ragazzi e i nostri oratori. Don Nicola non è più solo il prete del “S. Luigi”, ma a lui è affidata la Pastorale Giovanile dell’intera Comunità Pastorale. Insieme a lui resta impegnato per l’oratorio S. Rocco anche don Alberto e così per entrambi gli oratori suor Belen. Non senza fatiche, ma con frutto si stanno condividendo i cammini di fede dei fanciulli, degli adolescenti e dei giovani. Condivisi sono i ritiri, gli incontri con i genitori, alcuni momenti di preghiera e alcune celebrazioni. Non è assolutamente vero che questa scelta sta svuotando le parrocchie più piccole rispetto a quella della Basilica, l’oratorio “S. Rocco” rispetto al “S. Luigi”. Con attenzione si cerca di alternare, o comunque di non far morire la vitalità che ancora rimane nei due oratori cittadini attivi. Anche la proposta del Grest estivo, pur rimanendo dislocata al “S. Luigi” e al “S. Rocco”, è pianificata, preparata, proposta insieme. Le cose poi si orientano spontaneamente di conseguenza nella medesima direzione, condividendo lo stesso spirito che ci sostiene. Così è stato qualche giorno fa per il Gruppo “Nuovi Orizzonti” che, senza rinnegare il legame originario con “S. Rocco”, raccogliendo ormai giovani di tutta la città, comprende l’opportunità di utilizzare anche gli spazi del teatro che offre il “S. Luigi”. Invece di fare due spettacoli stipati nel salone di “S. Rocco”, farne uno di qui e uno di là, uno da una parte o due dall’altra non è una scelta intelligente? Che ragione può essere che se è nato a “S. Rocco” solo a “S. Rocco” il gruppo deve realizzare le sue iniziative? Lo stesso discorso ora coinvolgerà la proposta sportiva. Che senso ha mantenere in essere due società distinte che si occupano della stessa attività? Pensiamo che ai bambini che giocano e che per la gran parte sono ormai stranieri, interessi qualcosa l’atavica rivalità tra “S. Rocco” e la “Piazza”? Diminuiscono i ragazzi, diminuiscono i volontari, c’è una dispersione inutile di risorse anche economiche. Con una sola società che gestisce l’attività sportiva nei due oratori si semplificano alcune cose; si velocizzano alcuni passaggi; si ottimizzano le risorse, senza per questo mortificare un oratorio rispetto all’altro. Certo per chi ci lavora dentro può sembrare uno smacco, ma questa scelta ponderata, motivata e condivisa tra noi sacerdoti e alcuni laici è da portare avanti. Non essere d’accordo su tutto, sempre e immediatamente non deve diventare però motivo di spaccatura, di divisione tra noi. “Che siano una cosa sola”, ha chiesto Gesù, e noi, pur nella fatica di capirci e di rispettarci a volte nei nostri ruoli e responsabilità, non dobbiamo e non vogliamo rovinare la comunione che ci unisce nella fede.
Il vostro Parroco