Messaggio del Parroco
Carissimi,
domenica scorsa nel Vangelo abbiamo sentito queste parole che Gesù rivolse in special modo ai suoi discepoli, quelli che poi egli manderà come apostoli per annunciare a tutti il Regno di Dio: “Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”. Cosa significa “accogliere” un sacerdote, mandato dal Vescovo per prendersi cura di una comunità? Significa accettare quel prete così com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue doti e i suoi limiti, con la maturità spirituale di chi vede, oltre l’uomo impastato di terra nonostante sia stato consacrato, il ministro di Dio e ne ha rispetto, lo riceve come un dono prezioso perché grazie a lui può essere celebrata l’Eucarestia, posso comunicarmi all’unico vero pane disceso dal Cielo che è Cristo, posso ricevere il suo perdono sacramentale. Significa riconoscerne il ruolo, la missione, l’autorità che gli è stata conferita e quindi significa dimostrare ad esso fiducia, docilità, obbedienza. Questo vale anche in una visione di Chiesa sinodale, dove certamente tutti i battezzati sono responsabilmente coinvolti, ma a guidarli, ad essere garante della comunione ecclesiale, ad accompagnare con autorevolezza il discernimento è posto un pastore d’anime, segno di Cristo guida e pastore del suo popolo. Significa andargli incontro, aiutarlo, comprenderlo, nelle sue fatiche, nel suo desiderio di conoscere ed inserirsi in una comunità, regalandogli quella stima che non deve sudarsi ogni volta, ma che è già compresa nel considerare la sua disponibilità ad obbedire al Vescovo quando lo ha mandato, nella sua scelta di vita che ha fatto in risposta ad una chiamata a servire la Chiesa in nome di Cristo, nella sua quotidiana dedizione. Significa dunque, prevenire le sue richieste, venire incontro alle sue necessità, non permettere che si senta solo perché la sua comunità è la sua famiglia, non ne ha un’altra. Significa evitare di metterlo in difficoltà, criticarlo per ogni cosa, paragonarlo con chi c’era prima di lui facendogli capire che vale di meno, piace di meno. Il prete non può essere guardato e giudicato semplicemente con uno sguardo e un metro umano e chi si dice credente questo dovrebbe capirlo molto bene. Significa fare riferimento a lui, perché è lui che la Provvidenza ha mandato in questo momento a servire e a guidare la comunità a cui appartengo. Questo chiede la capacità e la maturità umana e cristiana di sapersi “distaccare” da chi era precedentemente al suo posto. È fuori discussione che i preti non sono tutti uguali, che per qualcuno si possa provare più simpatia che per qualcun altro, che per svariati motivi possa nascere e crescere un rapporto che va al di là del ministero e che si può definire “amicizia”. Questo rapporto se nasce, può e deve continuare anche quando un sacerdote viene trasferito. Ma questo non deve diventare il motivo per cui chi viene dopo di lui non mi va bene perché non fa le stesse cose e non ha il medesimo carattere; non lo considero; non diventerà mai il “mio” prete perché il “mio” prete è un altro. Con un amico, anche con un amico prete, mi sento al telefono, lo vado a trovare, ci mangio una pizza insieme, mi confido con lui, ma a Messa vado abitualmente nella mia parrocchia, quando celebro un Sacramento lo chiedo al mio parroco. Non è questione di gelosia. A me va bene anche fare il chierichetto, ma che senso ha? Certamente un sacerdote non potrà mai entrare in empatia con noi se lo teniamo sempre fuori dai momenti importanti, lieti e tristi della nostra vita. Accogliere non significa essere prevenuti, non accettare alcuna osservazione, andarsene appena ci si accorge che su qualcosa non la si pensa o non la si vede alla stessa maniera. C’è qualcuno che va a Messa da un’altra parte e se ne vanta pure, come se ci si fosse macchiati di qualche delitto imperdonabile. C’è persino chi nonostante per anni ha insegnato la fede agli altri, quando lo trovi per strada e lo saluti non ti risponde nemmeno e fa finta di non vederti. La maturità che si dimostra è tale in questi casi per cui solo il prete che mi piace, il prete che mi sta simpatico, il prete con cui ho feeling, che mi dà sempre ragione, merita il mio saluto, il mio aiuto, la mia collaborazione, il mio rispetto. Beh credo davvero che i momenti di prova e di difficoltà sappiano mettere in luce la vera qualità di talune persone. Perché se anche, e dico se, posso sbagliare e offendere senza intenzione qualcuno, dovrebbe restare sempre la disponibilità al perdono, che evidentemente non si è disposti a dare al prete che ci è capitato, preferendo aspettare che arrivi presto o tardi un altro al suo posto e chissà si possa essere più fortunati. Gesù continua nel Vangelo: “Chi accoglie un profeta perché è un profeta, riceverà la ricompensa del profeta”. Noi possiamo benissimo parafrasare senza temere di forzare l’intenzione di Cristo: “Chi accoglie un prete, semplicemente perché è un prete, riceverà la ricompensa che il Signore ha promesso ai suoi sacerdoti”. Al contrario, chi tratta male un prete, non ne ricaverà mai nulla di buono.
Il vostro Parroco